Quando il gioco smette di essere un gioco

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Non pensavo di scrivere queste parole.
E forse, fino a qualche tempo fa, non le avrei nemmeno capite. Mi sono avvicinata a questo mondo con lucidità. Con consapevolezza. Con un accordo chiaro: io pago un servizio, lui offre presenza, attenzione, tempo. Niente di più. Niente di meno. E invece oggi, leggendo recensioni, commenti, messaggi lasciati da altre donne, mi sono resa conto che qualcosa si sta deformando. Troppo. C’è un filo sottile, ma fondamentale, tra esperienza e coinvolgimento. Tra complicità e illusione. Tra ruolo e sentimento. E quel filo, per molte, si è spezzato. Leggo parole che non parlano più di un servizio.
Parlano di attesa. Di bisogno. Di esclusività. Di “mi manca”, “non risponde”, “non è più come prima”. Parlano di amore. Ma non dovrebbe succedere. Non perché sia “sbagliato” provare emozioni. Sarebbe ridicolo negarlo. Quando qualcuno ti ascolta davvero, ti guarda senza giudizio, ti fa sentire desiderata… è umano che qualcosa si muova dentro. Il problema non è il sentimento.
Il problema è dimenticare il contesto in cui nasce. Un gigolò non è un partner. Non è una relazione. Non è una storia che evolve. È un ruolo. E quando questo confine si perde, non nasce qualcosa di più bello. Nasce qualcosa di più fragile. Perché da una parte c’è chi vive quell’esperienza come lavoro. Dall’altra chi inizia a viverla come realtà. E questo squilibrio, prima o poi, presenta il conto. Non sto puntando il dito contro nessuno. Non contro le donne , perché capisco perfettamente quanto sia facile scivolare lì.
E nemmeno contro gli uomini,  perché fanno ciò per cui sono pagati: creare connessione. Ma proprio qui sta il punto. Se la connessione è costruita per mestiere, allora va riconosciuta per ciò che è. Altrimenti diventa una trappola emotiva elegante.
Di quelle che non fanno rumore mentre ti entrano dentro. Forse dovremmo iniziare a parlarne di più. A dirlo chiaramente. A proteggere, prima di tutto , noi stesse. Perché non è debolezza quella che vedo. È bisogno di essere viste. Scelte. Sentite. Ma affidare tutto questo a qualcuno che, per definizione, non può restare… non è libertà. È un rischio. 
Buona felice Pasqua ♥

Laura

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