Perché ho scelto di pagare un gigolò
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Perché ho scelto di pagare un gigolò
In questi giorni si è letto di tutto. Opinioni, giudizi, esperienze, delusioni, discussioni sul denaro e sui sentimenti. Non sono qui per criticare nessuno, né per stabilire chi abbia ragione. Vorrei semplicemente raccontare la mia esperienza. Una scelta che ho fatto ormai un anno fa e che, ancora oggi, rifarei.
Ho 59 anni. Un matrimonio finito alle spalle, figli ormai lontani e una vita sentimentale fatta di incontri, storie e relazioni che vanno e vengono. Alcune belle, altre complicate. A volte con uomini sposati, altre con uomini impegnati, emotivamente o sentimentalmente. Situazioni nelle quali, alla fine, c'era sempre qualcosa da aspettare. Una telefonata, un messaggio, un momento libero, un fine settimana possibile. E a un certo punto mi sono chiesta perché dovessi continuare ad adattarmi ai tempi e alle disponibilità degli altri.
Avevo voglia di qualcosa di diverso. Di uscire, cenare, passeggiare, fare sesso, trascorrere qualche ora piacevole con un uomo senza dovermi preoccupare di tutto quello che sarebbe successo dopo. Così ho deciso di contattare un gigolò. Anzi, per essere precisa, ne ho contattati tre. Ho parlato con loro, mi sono fatta un'idea e alla fine ho scelto quello che mi sembrava più vicino al mio modo di essere e a ciò che cercavo. Da allora è passato un anno. Ci siamo incontrati diverse volte. Abbiamo condiviso cene, passeggiate, camere d'albergo, stazioni, telefonate e messaggi. Abbiamo riso, parlato, fatto sesso.
Ci sono stati incontri più lunghi e altri più brevi. Momenti organizzati con anticipo e altri decisi in base alle mie possibilità. Sempre secondo i miei tempi, i miei desideri e le mie esigenze, naturalmente nel rispetto anche dei suoi. E qui vorrei soffermarmi su una cosa che, leggendo certi commenti, mi sembra venga spesso dimenticata. Un gigolò è una persona. Non è un robot, non è un oggetto e non è qualcuno a cui si possa chiedere qualsiasi cosa soltanto perché lo si paga. È un uomo con una propria vita, una propria personalità e dei limiti. Io lo rispetto e lui rispetta me. Sa essere presente quando siamo insieme e sa mantenere la giusta distanza quando quell'incontro finisce. È una qualità che apprezzo moltissimo.
Tra noi non esiste una relazione sentimentale. Esiste un rapporto professionale, costruito nel tempo, nel quale ci troviamo bene entrambi. Anche il sesso è bello, certo. Altrimenti difficilmente avrei continuato a incontrarlo. Ma è un sesso diverso da quello che si vive all'interno di una storia d'amore. È più libero, più distaccato emotivamente. Ognuno vive il piacere del momento, senza cercare in quel gesto promesse o significati che non gli appartengono. E per me va benissimo così. Leggo spesso racconti di donne che finiscono per provare sentimenti profondi nei confronti del proprio gigolo. Posso comprendere che accada. Siamo esseri umani, abbiamo sensibilità diverse e non sempre riusciamo a governare ciò che sentiamo.
Mi dispiace, però, quando leggo di aspettative sentimentali che finiscono per trasformare un'esperienza piacevole in una sofferenza. Ancora di più quando si arriva a credere che anche il professionista sia innamorato, interpretando attenzioni, gesti e parole come la prova di qualcosa che va oltre il rapporto concordato. Un uomo può essere gentile, premuroso, affascinante, attento. Può farti sentire desiderata e speciale per le ore che trascorre con te. Questo fa parte anche della sua capacità di creare un incontro piacevole. E non significa che stia nascendo una storia d'amore. Credo sia importante ricordarselo, soprattutto per proteggere se stesse. Poi c'è la questione del denaro. Ogni volta che se ne parla, sembra scatenarsi una guerra.
Chi giudica le donne che pagano, chi critica gli uomini che si fanno pagare, chi considera tutto questo triste, chi lo trova immorale. Io la vedo in maniera molto più semplice. Pago per un servizio che ho scelto liberamente. Conosco il suo valore, conosco le condizioni e decido se quell'esperienza merita il mio denaro. Nessuno mi obbliga, nessuno mi promette amore e nessuno mi deve qualcosa oltre a ciò che abbiamo concordato. E soprattutto, pagare non mi fa sentire meno donna, meno desiderabile o meno capace di avere una relazione. Ho avuto una vita, degli amori, una famiglia. Potrei incontrare domani qualcuno di cui innamorarmi. Oppure potrei continuare a vivere serenamente da sola. Una cosa non esclude l'altra.
Oggi, semplicemente, mi piace poter decidere quando desidero la compagnia di un uomo, senza entrare necessariamente nella sua vita e senza chiedergli di entrare nella mia. Qualcuno potrebbe trovarlo freddo. Io lo trovo estremamente sereno. Dopo tanti anni trascorsi a cercare di far funzionare rapporti complicati, apprezzo la chiarezza. Sapere cosa aspettarmi, sapere dove finisce un incontro e dove ricomincia la mia quotidianità.
Ecco perché continuo a frequentare lo stesso gigolò da un anno. Perché mi trovo bene, perché c'è rispetto e perché ciò che viviamo corrisponde esattamente a ciò che desidero. Non cerco un fidanzato, un compagno o un uomo che mi telefoni ogni sera per chiedermi come è andata la giornata. Cerco qualche ora piacevole, una bella compagnia, un po' di leggerezza, del buon sesso quando ne ho voglia.
E quando ci salutiamo, ognuno torna alla propria vita. Senza malinconia, senza aspettative, senza domande. Forse è proprio questo che vorrei condividere con le donne che leggono queste pagine: vivere un'esperienza del genere può essere bellissimo, purché si abbia chiaro cosa si sta cercando e cosa l'altra persona è realmente disponibile a offrire.
Per me un gigolò è un incontro, un momento di passaggio nella propria vita. Anche quando quel passaggio si ripete nel tempo. Un bel passaggio. Nulla di più, nulla di meno. E a volte, nella vita, è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.
Con affetto,









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