Dignità del Gigolo che vende il proprio corpo

Non sono iscritto da molto a questo sito ma ho lavorato per qualche anno in Inghilterra e credo di aver maturato un po’ di esperienza in questa professione. Per questo vorrei esprimere un paio di idee a riguardo di questioni che sento continuamente ripetere. Ancora recentemente, un conoscente mi ha chiesto, tra il serio e il faceto, se non trovassi moralmente degradante fare lo gigolò … Quando gli ho chiesto perché dovrei trovarlo degradante, mi ha elencato tre punti che mi hanno fatto riflettere:

1) perché venderei il mio corpo e la mia sessualità.

2) perché fingerei di amare.

3) perché guadagnerei denaro sfruttando le debolezze altrui.

Il suo discorso mi ha fatto, ancora una volta, capire quanto sia difficile, ancora oggi, uscire da alcuni schemi sociali preordinati che colpiscono sia gigolò che escort.

1) Se ci pensiamo realmente, tutti, ma proprio tutti, quando lavoriamo ci vendiamo a tempo. Chi svolge un lavoro manuale vende le proprie mani e le proprie braccia, chi svolge un lavoro intellettuale vende il proprio cervello e tutti, a qualunque livello, vendiamo il nostro tempo-vita. Eppure, sembrerebbe che siamo solo noi a “venderci”. Perché? Perché il nostro impegno coinvolge spesso anche la sfera sessuale, considerata così intima? Ma siamo poi così certi che questo tabù dell’intimità non sia semplicemente un retaggio culturale che ci portiamo addosso?

E, se è così terribile vendere la propria intimità mentre non pare affatto esserlo vendere la propria mente, non si sta, in fondo, affermando che, per alcuni, la sessualità ha un valore molto maggiore che il pensiero stesso? E, infine, come è possibile frazionare l’essere umano e dire che “vendersi” in un modo va bene e in un altro no? Ciascuno di noi è l’insieme di tutte le sue parti, è una entità unica che “si vende” come insieme e secondo le proprie inclinazioni e mi è spesso capitato di notare come chi si vende a partire dalla mente sia molto più subdolo e “sporco” di chi, in un quadro molto chiaro e, fondamentalmente, onesto, vende la propria sessualità.

2) Chi dice che l’amare di un gigolò sia tutta una finzione? Prima di tutto dovremmo definire l’amore e mi pare che sia abbastanza impossibile. Che cosa è l’amore? E’ solo quel sentimento che lega due persone “per sempre”? A parte il fatto che quel “per sempre” è piuttosto raro (anche in casi di matrimoni “indissolubili” per varie ragioni), in realtà anche quella tipologia di amore è un insieme di vari momenti che dalla passione vanno verso la condivisione, l’amicizia, a volte anche, tristemente, solo la reciproca sopportazione.

E se smettessimo di etichettare ogni cosa? E se, per esempio, cominciassimo a pensare che l’amore per alcuni di noi può anche essere meno indirizzato verso una singola persona e più verso l’intero genere femminile e che proprio quell’amore ci ha spinti verso questa professione? Ecco, allora, che proprio quell’amore generalizzato verso l’infinito mondo femminile con la su incredibile profondità e fascinazione, si incarna, di volta in volta, nella singola donna che incontriamo e si riversa, seppur per un periodo limitato, su di lei … Ed è, comunque, una forma d’amore ...

3) Per finire, l’obiezione più assurda mi sembra quella riguardante il presunto sfruttamento di una debolezza. Semplicemente, ciascuno di noi ha dei bisogni e delle necessità e non sta a nessun’altra persona giudicare quei bisogni e quelle necessità, qualsiasi essi siano, perché nessuno può entrare al 100% nel vissuto di un altro essere umano. Quindi, la valutazione di “debolezza” è assolutamente soggettiva e, direi, risibile (oltre che implicare un certo grado di supponenza e tracotanza).

Conseguentemente, non ha senso parlare di “sfruttamento di una debolezza” ma, piuttosto, dovremmo parlare di “soddisfacimento di un bisogno” la cui origine non ci compete conoscere (a meno che non ci venga espressamente rivelata dall’interessata). In questo senso, allora, come gigolò non facciamo altro che seguire la dinamica che muove tutto il mondo da sempre: forniamo, appunto, il soddisfacimento, più o meno momentaneo, di un bisogno specifico, né più né meno di chiunque altro lavori in qualsiasi altro settore.

Scusate se mi sono dilungato ma da anni sento le stesse obiezioni che, alla lunga, credo diventino anche tendenzialmente lesive della dignità di persone che hanno liberamente scelto di svolgere un lavoro che amano e, sinceramente, mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni a riguardo.

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