Sono uscita con un gigolo e mi è piaciuto
Sono uscita con un gigolo e mi è piaciuto. Non solo banalmente per una questione di sesso. Certo, anche quella, ma non solo. Mi ha colpita. Mi ha incuriosita. Ha toccato verso dentro la mia testa che hanno cominciato a farmi riflettere e ho iniziato a guardare me stessa e la mia vita ponendomi nuove domande. E anche vecchie domande. All'inizio c'è stata tanta energia ed entusiasmo. Poi ho vacillato di fronte alla realtà che mi è stata sbattuta in faccia. Ma la realtà degli altri non è mai la realtà, è solo "la realtà degli altri". Rappresenta solo alcuni pezzi di un puzzle che nasconde un disegno più complicato.
Oppure alla fine è talmente semplice da sembrare complicato. Chi lo sa. Mi sono trasformata in una brontolona repressa e ho iniziato a vomitare negatività su me stessa e sugli altri. Perché non avevo i mezzi per uscire ancora con quel gigolò. Perché mi sentivo " non abbastanza " mi sentivo fragile. Sono sempre stata una persona riservata e introversa. Non sto bene in un gruppo, non riesco mai ad avere un mio spazio in un gruppo. Sono quella che sta in un angolo zitta, che lascia ad altri le luci della ribalta e si perde tutto, diventa invisibile, viene scartata e dimenticata. Così è sempre stato in passato.
Sto bene per conto mio, non in mezzo a gente estroversa e piena di esuberante mania di protagonismo. Non sono il tipo che lotta con le unghie per avere il suo posto sul palco, il suo momento di gloria. Troppa fatica, troppo spreco di energia. Alla fine in genere non mi interessa. Di solito il mio rapporto umano ideale, in cui do il meglio di me, è il rapporto 1:1. Non le uscite di gruppo, non le riunioni allargate.
Allora, volevo uscire con questo gigolò però ero insicura di me stessa, condizionata da quello che leggevo in tante storie e commenti, da quello che la mia mente immaginava. Avevo ogni mese una spesa imprevista che mi rendeva nervosa. E i mesi passavano e io dicevo a me stessa: non ci riuscirò più. Poi mi sono sentita respinta da tutti. E ho accumulato rabbia, sentimenti di avversione e di rifiuto. Così sono diventata il peggio di me. È arrivato il Covid19 come una ghigliottina all'improvviso. Ci ha costretti nelle nostre case, ci ha sconvolto la vita, ha cambiato il mondo.
E io ho dovuto iniziare a cambiare me stessa, ancora una volta. Talvolta sto male, mi si chiude lo stomaco di fronte alle difficoltà e sento la necessità impellente di vomitare. Talvolta mi gira la testa. Avevo tentato di intraprendere un'attività online per guadagnare soldi. Perché? All'inizio mi sono detta, caldissima, che volevo star meglio, essere libera, far star meglio la mia famiglia e i la gente. In realtà nella mia testa c'era l'idea che avrei avuto i soldi per uscire col gigolò. Però lui non avrebbe voluto? Ero più vecchia di diversi anni e si vedevano tutti. Mi sentivo più vecchia. Mi interrogato su che senso avesse ancora tutto ciò. Non sentivo nemmeno particolari necessità fisiche.
Quando una cosa non la fai, l'istinto muore e forse è meglio. Subentra la cosiddetta pace dei sensi. Forse è arrivata anche per me. O forse sono troppo stanca per inseguire ancora chimere impossibili. Dicono che dobbiamo abolire la parola impossibile. Anche le parole se ma forse spero...sono limitanti. Così ho iniziato due percorsi paralleli di meditazione. Ho iniziato a lavorare in home working disperata per i problemi con la linea, il PC e mille altre cose. Sempre in casa. Il mio mondo si è ristretto.
Non so se poi quando tutto ciò finirà verrò presa dal panico all'idea di uscire in un mondo troppo grande. La casa è un luogo sicuro. Potrei non voler uscire più. Non mi piace lavorare a casa, mischiare la zona privata con il processo lavorativo. E mia figlia che segue le lezioni sul divano e sbuffa perché vorrebbe il mio PC, perché perde la connessione, mentre io impazziscono con l'assistenza al telefono e ci metto un'ora per fare una cosa di 10 minuti.
Cerco di dissipare il caos nella mia testa e trovare un po' di normalità. Cerco di resettare e riprogrammare il mio subconscio tormentato ma è difficile. Ho preso e lasciato tanti percorsi di crescita in questi anni. Il mio problema? Non riuscire a crederci abbastanza, sempre, fino in fondo. Vacillare. Pensare che voglio un obiettivo (ottenere più soldi) e non riuscire a passare all'azione con sufficiente determinazione e convinzione per raggiungere l'obiettivo. L'ostacolo maggiore è la mia stessa reticenza, la mia pigrizia, la mia tendenza a rimandare. Forse non ci tengo abbastanza, forse non sto così male.
Forse non voglio rinunciare alle mie abitudini anche se poi mi lamento. Non voglio cambiare anche se potrei stare meglio. Magari non credo che sarei capace. Mi sembra una scalata troppo difficile per me. Non credo di avere l'energia necessaria. E quando penso questo, sento l'energia scorrere via dalle vene come se le avessi tagliate ed uscisse col sangue. Meditò per farmi forza, per ottenere la forza e un po' di energia. Fisso il mio obiettivo con la determinazione "oggi farò questo" ma nulla fila liscio, e io non faccio goal. Così mi ritrovo ancor più sfiduciata punto daccapo. Oggi vorrei fare qualcosa di utile per il mondo, ma non so cosa. Penso che se avessi più soldi potrei stare meglio e far star meglio i miei famigliari, poi di conseguenza altre persone...potrei trovare qualcosa che può essere utile ad altre persone. Non so cosa.
Comunque non credo più ormai che riuscirò ad uscire di nuovo con quel gigolò. Un po' per i soldi, un po' per altri motivi. E ricordo quando vai in vacanza in un posto nuovo e tutto è bello, poi ci torni a distanza di anni e tutto è diverso, tutto è cambiato, non è più il posto fantastico che ricordavo. Non ha più gli stessi colori della memoria. Non lo riconosci più e un po' ti delude. Temo che sarebbe così per me e così per lui.
Vado a bere un tè. E anche oggi volevo fare tanto, e non ho concluso nulla.
Temo che quello che sto tentando di fare non faccia per me. Non tutti sono fatti per far soldi col marketing online, forse se sono tanto appassionati e motivati e riescono a capirci qualcosa... Ma ci lavorano. Io non riesco a lavorarci. E quando dico non riesco non intendo solo perché ho un solo PC in famiglia o per mancanza di tempo, ma per mancanza di motivazioni e perché lo trovo difficile, continuo a trovare intoppi e nessun aiuto...cioè cercano di aiutarmi ma usano termini che io non capisco. Così non ho voglia, non riesco a trovarla una cosa divertente e eccitante, non riesco ad aggiungere ulteriore stesso quando fatico a tenere a bada già quello che sto contenendo e che cerco di abbassare.
Ho scritto troppo. Non ve ne frega niente lo so. Magari qualcuno è simile a me. Cerco qualcuno simile a me per vedere se quello che provo è normale e mi posso tranquillizzare almeno su quello.



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