Gigolò confidente o solo divertente?
A volte si chiama un Gigolò durante o dopo un momento buio della nostra vita: una malattia, un lutto, una relazione finita male e finanche un amore malato. Si tratta di situazioni molto delicate, ci vuole una grande sensibilità, capacità di ascolto e pazienza da parte dell'accompagnatore e forse anche esperienza.
Perché cerchiamo un Gigolò in questi casi? Probabilmente per rinascere, per ricominciare, per buttarsi alle spalle o evadere da queste realtà per qualche ora.
Ma quando li contattiamo in queste specifiche circostanze quanto riusciamo o dobbiamo raccontare della nostra situazione al Gigolò? È necessario entrare nei dettagli o è sufficiente una infarinatura generale che gli faccia comprendere la situazione a grandi linee?
Una risposta non ce l'ho, asociale per natura faccio fatica ad aprirmi con le mie amiche e sono ancora più in difficoltà con un uomo sconosciuto. La paura è di essere da una parte superficiale non dando loro modo di capire fino in fondo le nostre reali necessità e realtà dall'altra risultare una cliente lamentosa.
Forse dipende anche da cosa vogliamo: solo divertimento senza pensare ai problemi o un orecchio esterno ed estraneo con cui confidarsi?... O entrambi?
Sarebbe bello se alla discussione avesse voglia di partecipare anche qualche accompagnatore (eventualmente anche in anonimato) che ha avuto esperienza con clienti con questi problemi.
Buona domenica a tutti :)



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