Il Gigolò è falso perché finge sempre?
Si può fingere un emozione? Si può falsificare una sentimento? Non credo ciò possa essere possibile. Forse si può esasperare uno stato d'animo, amplificarlo con maestria a tal punto da farlo assomigliare a qualcosa di molto più forte. Penso al teatro.
Ci sono opere che attraverso straordinarie interpretazioni di attori fuori dal comune hanno la capacità di arrivare dritte al cuore dell'interlocutore. Perché? Per quale motivo arriviamo ad emozionarci (a volte addirittura fino alle lacrime) per qualcosa che nient'altro è che una finzione, un artificio creato dalla mente di un regista o sceneggiatore?
Molto spesso queste 'finzioni' prendono vita da sentimenti reali. Gli attori più bravi spesso si immergono così tanto nella psicologia della caratterizzazione del loro personaggio tanto da iniziare a respirare, camminare, parlare e provare emozioni come lui. Si mettono completamente al servizio dell'opera, del pubblico ed è così che riescono a offrire interpretazioni indimenticabili.
Per fare questo spesso attingono a tutte le risorse che hanno dentro di sé, tutta la gamma di emozioni che hanno nel loro intimo. Ed è così che quelle emozioni, quei sentimenti così forti possono vedono la luce tramite il personaggio in questione.
Quindi la domanda rimane sempre la stessa: Cosa è reale e cosa invece è finzione? Cosa c'entra questo con il rapporto Gigolò/Cliente? Ci sono dei rischi per un tale coinvolgimento? Quali sono i limiti da non oltrepassare?
Io ho trovato alcune risposte a queste domande leggendo il primo romanzo dell'autrice Chiara Minore "Amo un Gigolò" edito da Abra books.
Buona lettura




Nessun commento