Rimpianti e riflessioni di un gigolo a fine carriera
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Rimpianti e riflessioni di un gigolo a fine carriera
Il silenzio dopo le luci
La carriera di un gigolo non è fatta solo di incontri riservati e sorrisi di circostanza. C’è una fase, quella finale, in cui le telefonate si diradano e i messaggi smettono di arrivare. È in quel silenzio che si affacciano i pensieri, i bilanci e, talvolta, i rimpianti.
Giovinezza in affitto
All’inizio sembra un gioco: la giovinezza diventa moneta di scambio, il fascino una risorsa da monetizzare. Cene eleganti, viaggi, regali, l’illusione di essere sempre desiderato. Ma ogni incontro pagato è anche un frammento di tempo che non torna, una parte di sé consegnata a un copione costruito su misura per gli altri.
I rimpianti che pesano di più
Non sono i soldi spesi male, né le notti senza sonno a lasciare il segno, ma i legami mancati. Le storie che avrebbero potuto nascere e non sono mai sbocciate perché la diffidenza era sempre lì, a fare da barriera. La paura che qualcuno potesse vedere oltre il personaggio, e non gradire l’uomo vero.
Riflessioni sulla solitudine
Fare il Gigolo significa imparare a gestire la solitudine in mezzo alla gente. Si è circondati da corpi, parole e attenzioni, ma pochi davvero ti guardano negli occhi senza aspettarsi qualcosa in cambio. A fine carriera, il rischio è restare intrappolati in quella solitudine costruita su anni di finzione emotiva.
Cosa resta alla fine?
Un uomo che ha imparato a piacere, ma che deve ancora capire come amare senza maschere. Un bagaglio di esperienze che può diventare insegnamento, se c’è la forza di guardarsi allo specchio senza più recitare.




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