Gigolo e cliente e un caffè prima di un incontro speciale
Era una stupenda donna Italiana all’apparenza poco piu’ che trentenne, socievole, aveva un comportamento sicuro, affabile ma guardingo. Si vedeva che non era il tipo da fidarsi troppo facilmente e questo mi faceva domandare per quale motivo fosse lì con me in questa situazione, forse era animata da un senso di curiosità che la portava a confrontarsi con questo tipo di esperienze o forse aveva altre necessità a me oscure. Era quasi come se percepissi in lei una sorta di dilemma interiore. Era come se fosse combattuta su cosa fosse davvero la cosa giusta da fare, tirarsi indietro e lasciare perdere o proseguire e vedere fino in fondo dove questa follia ci avrebbe portato…
Stavamo vivendo entrambi il paradosso della pillola rossa o pillola azzurra di Matrix. Alla fine la strada da prendere era incerta per entrambi anche se, a mano a mano che la conoscevo, ero sempre piu’ convinto che avrebbe scelto di andare fino in fondo e vedere quanto e’ profonda la tana del bianconiglio… Da come si comporta, i suoi sguardi, le sue movenze, mi sembra sempre piu’ convinta che prenderà la pillola rossa per vedere la verità profonda di questo Matrix del sesso che la mia mente percepiva sempre piu’ reale e possibile.
Gustiamo il caffè parlando di cose all’apparenza banali ma molto indicative sul nostro modo di essere e di pensare. Il discorso va avanti con naturale curiosità percepibile da entrambe le parti. Le parole ci vengono spontanee, i discorsi sono sciolti, aperti, volutamente liberi e sinceri. Non ci sono sotterfugi o tentativi da entrambe le parti di costruire dei personaggi da vendere al proprio partner occasionale. Siamo io e lei completamente spogliati da qualsiasi tentativo di voler essere qualcun altro, di piacere per forza, di sforzarsi di essere allo stesso livello se non per vera e profonda volontà.
Ma in quel momento eravamo allo stesso livello, c’erà sintonia tra di noi, eravamo entrambi trasportati dai nostri pensieri dal modo di comunicarci la propria disponibilità a conoscerci meglio, in tutti i sensi…Lei finì il suo caffè e poi estrasse dalla sua borsa una pochette in pelle vintage che aprendosi si rivelò essere un astuccio contenente tabacco, cartine e filtri necessari per arrotolarsi in tutta tranquillità una sigaretta…Non avevo mai visto una donna rollarsi una sigaretta. Lo consideravo un gesto tipicamente maschile ed il mio sguardo apparve disorientato da quella situazione. Lei era piacevolmente colpita dalla mia reazione e continuò senza problemi a finire quello che aveva iniziato.
Non dissi niente, anzi apprezzai il fatto che potessi sfruttare quel momento per poterla osservare ancora meglio. Avevo un leggero trucco appena accennato come il rossetto che le donava un’aria che si ispirava vagamente a quella di una femmina fatale. Era sicuramente quello il suo segreto, apparire senza ostentare la sua naturale carica erotica che il suo corpo non riusciva a trattenere. Anche il suo tentativo di vestirsi in modo poco appariscente contribuiva a limitare questa sua attitudine. Non vestiva in modo ricercato, i suoi capelli lunghi e mossi le conferivano un’aria da amazzone ancora piu’ pronunciata. Il suo viso aveva dei lineamenti dolci ma decisi con tratti tipici delle donne sudamericane. Non potei esimermi dal chiederle quali erano le sue origini e lei candidamente mi confidò che, anche se era italiana da generazioni, i suoi trisavoli erano Argentini…
Continuavo a guardarla, a scrutarla con morbosa e tutt’altro che innocente curiosità ma fortunatamente questa mia attrazione non risultava a lei troppo pericolosa o invadente, la stavo corteggiando nel modo giusto, ero deciso senza essere maleducato, sapevo quello che volevo ma volevo ottenerlo senza prevaricazioni o forzature. Si, è vero, alla fine quella donna mi avrebbe pagato ma questo era un dettaglio che consideravo a tutti gli effetti insignificante anche se preso in un contesto diverso risulta, a tutti gli effetti, poco edificante.
Ritenevo questa cosa del denaro di scarsa importanza e forse in quel frangente lo era veramente, questa donna non era qui con me solo per sesso, avevamo stabilito un contatto, un momento reciproco di piacevole connivenza, uno stato di grazia che se mantenuto ed alimentato nel modo giusto non poteva che sfociare in un amplesso profondo e soddisfacente da entrambe le parti ed alla fine, pensai, il fattore economico era in fin dei conti un trascurabile effetto collaterale per lei necessario a creare la situazione adatta per raggiungere lo scopo che entrambi volevamo perseguire.
Si accese la sigaretta guardandomi con fare deciso, si vedeva dal suo atteggiamento che fumare la rassicurava sapendo di poter condurre il gioco in totale sicurezza. Era lei ad essere padrona della sua vita, era lei che avrebbe deciso se quel giorno saremmo finiti a letto. Io giocavo le mie carte cercando di avere la mano migliore ma non era detto che fosse sufficiente per far saltare il banco. Mi guarda sorridendo sapendo e capendo perfettamente quello che stavo pensando, quello che volevo e quello che ero disposto a fare per ottenerlo.
Trovavo Greta molto sensuale nel suo modo di fumare, esibiva la sigaretta con grazia ed eleganza, aveva delle mani stupende, lunghe ed affusolate, le unghie grandi e squadrate quasi da pianista. Le avrei viste bene quelle mani a suonare con erotico fervore le note di uno spartito sulla tastiera o vibrando le corde di un basso nel tentativo di riprodurre melodie rock e pop di qualsiasi genere. Adoravo quelle mani, la sua gestualità teatrale mi piaceva, mi apparteneva, era una danza, un movimento lento ed ipnotico che mi faceva accettare senza problemi il fatto che fumasse, mai prima d’ora ero attratto dall’odore del tabacco e dalle essenze emanate da quella sigaretta. Alla fine il desiderio di baciarla era forte se non altro per il fatto di far condividere alla mia lingua le stesse sensazioni che il mio olfatto stava già assaporando.
Ordinammo un altro caffè, entrambi non volevamo staccarci da quell’idillio, la conversazione era sempre piu’ interessante e coinvolgente. Non aveva uno schema preciso, era composta da mille argomenti come le facce di un diamante grezzo scolpito colpo su colpo da un tagliatore esperto che lentamente scopre la segreta bellezza di una pietra fino ad allora nascosta dalla grezza conformazione del suo involucro esterno e che, parola dopo parola, viene svelato con lenta ma decisa determinazione.
Lei finisce la sigaretta, mi guarda sorridendo, sento che il momento della verità è vicino ma sono tranquillo, fiducioso che quell’incontro non finirà lì e che il seguito sarà molto meglio di quanto finora accaduto…“Allora Alessandro? Cosa vogliamo fare?”




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